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giovedì 2 febbraio 2017

Giorno due: Lo yoga, qui ed ora.

Entro nell'androne, scendo le scale verso il seminterrato con ancora l'umidità appiccicata sui capelli e sul giaccone. Appena percepisco il profumo di incenso arrivare da dietro la porta sento che tutta la fatica dell'interminabile giornata evapora in un istante.
Sono uscita di casa alle otto in punto questa mattina e nel momento in cui mi tolgo finalmente gli stivali bagnati per camminare solo con le calze verso il mio tappetino blu, sono esattamente di nuovo le otto: di sera, però.
Nel giro di dodici ore ho parlato dell'origine dell'universo, curato mal di pancia e ginocchia sbucciate, consolato una bambina che piangendo mi ha chiesto di bocciarla, così potrà andare in una classe diversa con compagni meno impegnativi, ho giocato a pallavolo, ascoltato barzellette, abbracciato, accarezzato, ho urlato, mi sono innervosita e poi calmata, ho attraversato il parco deserto, sono sopravvissuta ad molestissimo raffreddore, ho partecipato ad un corso di formazione, controllato i voti per le pagelle, scritto due e mail, fatto una chiamata, preso la metro, la macchina, i piedi per spostarmi, ho fatto anche una piccola spesa. Sono stanca, appesantita dalle mie due borse piene di libri, tonno in barattolo, frutta e riso. Insomma, la sola cosa che vorrei è essere a casa spalmata sul divano con un plaid caldo. Invece, la nuova Me che mi fa compagnia da qualche tempo, ha deciso che bisogna avere forza di volontà, una forza di volontà di ferro e quindi mi ha convinta che nonostante tutta la stanchezza, una serata di yoga mi avrebbe solo potuto aiutare. E ho fatto bene ad ascoltarla!
Mentre la voce lieve del maestro mi guida in uno stato di rilassamento profondo sento svanire tutte le tensioni, i pensieri che affollavano la mia mente rincorrendosi senza tregua si fanno sempre più rarefatti fino a scomparire quasi del tutto. Per la prima volta, dopo mesi, il potere della pratica si manifesta in tutta la sua meraviglia: hic et nunc, qui ed ora. Non oppongo più resistenza, sono leggera, non ho bisogno di controllare, ma solo di lasciarmi andare a questo momento di vera liberazione.
Quasi due ore di yoga possono rigenerarti da una giornata interminabile, oggi non potrei che concludere in modo migliore.
Dentro di me, in silenzio, mi ringrazio per essermi ascoltata.




mercoledì 1 febbraio 2017

Giorno uno: Camminare tra la nebbia

Cammino tra la nebbia mentre attraverso il grande parco. I rami si cancellano quasi imbevuti di questa strana e impalpabile malinconia. Il fiume sotto i miei passi è stato inghiottito dal grigio, solo qualche macchia bianca di ali di gabbiano.
Ogni mattina questo è il mio tragitto verso il lavoro.

Oggi inizia un nuovo mese, il mese che amo di meno in assoluto: Febbraio è il più umido, il più freddo, il mese in cui l'inverno sembra trascinarsi infinito nascondendo gelosamente Marzo che a breve tornerà.

Quando stamattina ho aperto gli occhi e ho sbirciato fuori dalla finestra, la prima sensazione è stata di sconforto, ma poi, qualche istante dopo ho avuto una sorta di piccola illuminazione: ci sono cose, come questo non cielo fumoso, che accadono e che non possiamo controllare.
Quello che però possiamo fare è cambiare il nostro punto di vista su di esse: smettere di opporci, lasciare che tutto accada, cercando i fiori anche tra le crepe dell'asfalto più ostinato.
Così mi sono preparata il mio caffè con un lieve nuovo sorriso sulle labbra e una sensazione inattesa di leggerezza.
Quando impariamo a lasciar andare viviamo uno dei momenti più felici della nostra esistenza. Solo abbandonarsi fiduciosi, affidarsi a ciò che accadrà, lasciare che ogni cosa fluisca senza opporre resistenza.

È tempo di fare spazio, di lasciare indietro i fardelli pesanti, di ripartire.
Ed io lo faccio da qui, oggi: da una passeggiata lieve tra la nebbia che rappresenta il primo di trecentosessantacinque motivi per cui essere felici, la prima piccola futile ragione per sorridere anche oggi.



A breve sarà primavera.