Sono una dormigliona.
Amo dormire, rotolarmi nel letto fino a tardi, alzarmi senza sveglie fastidiose, rotolare lentamente verso il primo caffè della giornata e riprendere il contatto con la realtà senza troppi contatti umani, o meglio, senza troppe parole, perché i baci e le carezze invece mi piacciono parecchio.
Però, stamattina, così come alcune altre mattine in queste ultime settimane, mi sono dovuta alzare "presto" per motivi -ovviamente- non dipendenti dalla mia volontà e ho scoperto con grande sorpresa che questa sveglia che avevo inizialmente maledetto è stata in realtà un regalo inatteso.
Approfittando del fatto di esser in piedi prima delle dieci, ho realizzato, ad esempio, che la città si sveglia molto prima di me (...) e che mentre io mi trascino ancora in stato di semi-incoscienza tra le strade del mio quartiere nascondendo gli occhi infastiditi dalla luce dietro un paio di enormi occhiali da sole, intorno tutto vive: il profumo di caffè e brioche mi prende alla sprovvista passando davanti al bar, la signora del negozio di alimentari sta sistemando la merce sugli scaffali, il panettiere ha esposto le sue irresistibili pizzette e salatini in vetrina, gli operai lavorano a pieno ritmo sulla strada.
Decido allora di approfittarne per fare una capatina al mercato e scopro che amo follemente:
- chiacchierare con i venditori di argomenti superflui
- l'odore dei sacchetti di carte riempiti di frutta e verdura
- la frutta imperfetta ma saporita che porterò in tavola
-curiosare nella bancarella dell'usato (ma questo lo sapevo già!)
-caricare il cestino della bici con la spesa e respirare il sole in faccia mentre pedalo verso casa.
Forse allora è vero che il mattino ha l'oro in bocca, il mattino è stupendo perché di solito è il momento in cui sono a lavoro e raramente mi capita la fortuna di vivere la mia città, di respirarla e conoscere anche questo suo lato che mi mette inaspettatamente di buonumore.
Cercherò di ricordarmelo la prossima volta che non avrò la forza di alzarmi, magari domani replico, o forse ...meglio dopodomani!
Un post al giorno per un anno, per riscoprire insieme che ci sono almeno trecentosessantacinque motivi per cui essere felici. Esercizi di stupore quotidiano per non perdere la voglia di cercare ovunque la Bellezza delle piccole cose.
lunedì 22 giugno 2020
mercoledì 18 marzo 2020
Giorno centosedici: Una moderna resistenza partigiana
Una mattina
mi sono alzata...
mi sono alzata...
qualche raggio luminoso si insinua tiepido dalla finestra, così ho aperto le imposte e ho guardato il cielo di un azzurro chiaro e disteso. Mi sono messa una maglia sulle spalle e sono tornata fuori a sedermi nei miei pochissimi metri quadrati di sole. Ho respirato profondamente: l'aria è profumata, sa di primavera, in fondo alla via i primi ciliegi sono esplosi carichi di fiori bianchi, pochissimi rumori di macchine, il canto di qualche uccello, un gatto nero affacciato alla finestra di fronte, al piano di sotto armeggiano con la caffettiera, il mio gatto salta sul tavolino e viene a strofinarmi il muso sul viso, c'è un vento lieve.
Una bellezza così perfetta non la vivevo da tanto tempo.
Sembra tutto sospeso, in un tempo senza tempo.
Respiro e mi bevo questo istante.
Voglio che resti per sempre impresso dentro di me, anche quando tutto sarà finito, voglio che mi ricordi di vivere a fondo ogni momento, di restare nel presente.
"Facciamo una moderna resistenza partigiana" c'è scritto sul cartello nella vetrina del tabaccaio. Sono uscita a comprare frutta e verdura e per andare in edicola.
La mia resistenza è fatta di peperoni, taralli e un quotidiano.
Dentro casa il lavoro occupa la maggior parte del mio tempo.
Tento -alternando successi a fallimenti- di scandire le mie giornate intervallando il lavoro con lo yoga, qualche lettura, le videochiamate con chi amo e non posso abbracciare, un film, gli addominali, il teatro, qualche minuto di meditazione, ricette nuove in cucina. Cerco di dare un senso a tutto questo, anche se per ora non sempre ci riesco. Stappo una bottiglia di vino a cena e brindo con me stessa. Poi chiudo tutto e mi metto a letto. I gatti si vengono a stendere ai miei piedi, si appoggiano alle gambe e io inizio a pensare a quando potrò di nuovo camminare. Sarà un lungo cammino per celebrare la libertà, un cammino di gratitudine. Credo che percorrerò tutti i km che mi mancano per arrivare a Santiago. Sapevo che avrei dovuto aspettare per terminarlo, l'ho sempre detto quando lo raccontavo a chi mi chiedeva: "Deve arrivare il momento giusto". Ecco, ora so che è arrivato.
Tento -alternando successi a fallimenti- di scandire le mie giornate intervallando il lavoro con lo yoga, qualche lettura, le videochiamate con chi amo e non posso abbracciare, un film, gli addominali, il teatro, qualche minuto di meditazione, ricette nuove in cucina. Cerco di dare un senso a tutto questo, anche se per ora non sempre ci riesco. Stappo una bottiglia di vino a cena e brindo con me stessa. Poi chiudo tutto e mi metto a letto. I gatti si vengono a stendere ai miei piedi, si appoggiano alle gambe e io inizio a pensare a quando potrò di nuovo camminare. Sarà un lungo cammino per celebrare la libertà, un cammino di gratitudine. Credo che percorrerò tutti i km che mi mancano per arrivare a Santiago. Sapevo che avrei dovuto aspettare per terminarlo, l'ho sempre detto quando lo raccontavo a chi mi chiedeva: "Deve arrivare il momento giusto". Ecco, ora so che è arrivato.
Facciamo una moderna resistenza partigiana.
Sorrido.
venerdì 6 dicembre 2019
Giorno centoquindici: venerdì mattina
Questa mattina mi sono svegliata in un abbraccio, con il caffè a letto e i vetri appannati:
dalla finestra filtrava l'oro magico delle mattine di sole di Dicembre -il freddo si riconosce dalla sua luce prima che dalle mani e dalle guance gelate-.
Sono uscita, mi sono fermata a prendere un secondo caffè al bar, persa nei discorsi degli sconosciuti, ho ritirato un pacco in posta e tornando verso casa mi sono imbattuta in un gesto che ormai sa di antico: un anziano che imbucava una lettera e mi sono ritornate in mente tutte le lettere che ho spedito anni fa', l'attesa nel ricevere la risposta, l'emozione nel prender tra le mani la busta quando appariva per incanto nella buca, la bellezza del momento in cui la si apriva - sempre strappando qualche pezzetto di carta- e la si leggeva e rileggeva, fino a quando la si sapeva a memoria.
Che bello sarebbe ricevere di nuovo una lettera!
Oggi, comunque è venerdì, il giorno più bello della settimana e io ho mille motivi per essere felice.
dalla finestra filtrava l'oro magico delle mattine di sole di Dicembre -il freddo si riconosce dalla sua luce prima che dalle mani e dalle guance gelate-.
Sono uscita, mi sono fermata a prendere un secondo caffè al bar, persa nei discorsi degli sconosciuti, ho ritirato un pacco in posta e tornando verso casa mi sono imbattuta in un gesto che ormai sa di antico: un anziano che imbucava una lettera e mi sono ritornate in mente tutte le lettere che ho spedito anni fa', l'attesa nel ricevere la risposta, l'emozione nel prender tra le mani la busta quando appariva per incanto nella buca, la bellezza del momento in cui la si apriva - sempre strappando qualche pezzetto di carta- e la si leggeva e rileggeva, fino a quando la si sapeva a memoria.
Che bello sarebbe ricevere di nuovo una lettera!
Oggi, comunque è venerdì, il giorno più bello della settimana e io ho mille motivi per essere felice.
Etichette:
#fridayiminlove,
#posta #lettere,
#venerdì
venerdì 8 novembre 2019
Giorno centoquattordici: fare di necessità virtù (come ti trasformo quattro giorni di malattia in una risorsa preziosa)
Stare a casa quando si è malati, stare a casa quando a lavoro hai miliardi di cose da fare e l'ultima cosa che desideri è doverle rimandare, insomma: stare a casa quando non si vorrebbe.
Ecco come a volte sono le circostanze a decidere per noi, ma non tutti i mali vengono per nuocere! (Sì, in questo mio ritorno dopo più di un anno di silenzio mi sento piuttosto innamorata dei detti popolari e dei proverbi, come avrete potuto notare)!
Reduce da quattro giorni di reclusione forzata per via di una noiosa influenza con febbre, mi ritrovo in realtà a tirare le somme di questo tempo sottratto ai ritmi frettolosi della quotidianità e a sentirmi inaspettatamente soddisfatta e felice.
Ho approfittato di questa parentesi per dedicarmi a tutto quello che solitamente quando ho tempo rimando -perché preferisco fare cose più interessanti- e quando non ho tempo non faccio, per ovvie ragioni.
Ecco quindi che le noiose mattinate e i pomeriggi interminabili diventano felici quando, in ordine sparso:
- decidi che è arrivato il momento di sistemare le foto dei tuoi viaggi degli ultimi tre anni.
Ebbene sì, in una delle centinaia di liste di buoni propositi che avevo stilato negli scorsi anni compariva la voce "Stampare foto delle vacanze e creare degli album ricordo". Devo ammettere che ci ho messo un po' ad onorare questo impegno che avevo preso, ma come si suol dire: meglio tardi che mai! Ora ho ben due album che sfoglio provando un piacere che avevo scordato da quando non stampavo più le foto. Finalmente ho dato un corpo tangibile ai miei ricordi, tornare a scorrere quelle pagine nere mentre osservo ogni immagine e i momenti che raccontano è un privilegio che va difeso, contro l'insana tendenza a lasciare che tutto si perda nell'impalpabile mondo del digitale.
- metti in ordine i cassetti che contengono collane, orecchini, braccialetti, anelli e le centinaia di accessori che il mio comò di accumulatrice seriale -disordinata-contiene da anni. Ogni cassetto custodisce i bottini delle mie incursioni nei mercatini dell'usato, gli scambi con le amiche, i regali portati da viaggi in luoghi lontani, uno scrigno di pezzi unici che servono a definire il mio modo di essere e che meritava di ritrovare un suo ordine dignitoso.
- finisci un libro che ti faceva compagnia da mesi sul comodino e ne inizi addirittura uno nuovo ("Una donna in bilico" di Lucia Etxebarrìa).
- riesci a guardare ben tre puntate della tua serie preferita.
-acquisti online i primi regali di Natale per i tuoi amici e quella stampa che desideravi da mesi per appenderla sopra al letto.
- puoi coccolare i tuoi gatti per un tempo illimitato.
-programmi il lavoro da svolgere in classe per tutta la settimana in modo da essere libera di goderti il sabato e la domenica.
-sperimenti nuovi piatti in cucina (vedi alla voce "Pennette alla crema di peperoni e olive taggiasche")
-ritorni a scrivere sul tuo blog dal quale mancavi da troppo tempo.
Insomma, eccomi di nuovo piena di entusiasmo per essere tornata su questa pagina e per poter raccontare tutte le cose belle per cui vale la pena essere felici, tutti quei piccoli e apparentemente insignificanti dettagli per cui anche oggi abbiamo sorriso, seppure per un solo istante.
ps Questa volta, però voglio essere realista, perché gli obiettivi devono essere realizzabili: non riuscendo a garantire di poter scrivere un post al giorno cercherò comunque di scrivere il più possibile e come obiettivo minimo direi che può andar bene quello di un post alla settimana...pensate che mi leggerete lo stesso?
Ecco come a volte sono le circostanze a decidere per noi, ma non tutti i mali vengono per nuocere! (Sì, in questo mio ritorno dopo più di un anno di silenzio mi sento piuttosto innamorata dei detti popolari e dei proverbi, come avrete potuto notare)!
Reduce da quattro giorni di reclusione forzata per via di una noiosa influenza con febbre, mi ritrovo in realtà a tirare le somme di questo tempo sottratto ai ritmi frettolosi della quotidianità e a sentirmi inaspettatamente soddisfatta e felice.
Ho approfittato di questa parentesi per dedicarmi a tutto quello che solitamente quando ho tempo rimando -perché preferisco fare cose più interessanti- e quando non ho tempo non faccio, per ovvie ragioni.
Ecco quindi che le noiose mattinate e i pomeriggi interminabili diventano felici quando, in ordine sparso:
- decidi che è arrivato il momento di sistemare le foto dei tuoi viaggi degli ultimi tre anni.
Ebbene sì, in una delle centinaia di liste di buoni propositi che avevo stilato negli scorsi anni compariva la voce "Stampare foto delle vacanze e creare degli album ricordo". Devo ammettere che ci ho messo un po' ad onorare questo impegno che avevo preso, ma come si suol dire: meglio tardi che mai! Ora ho ben due album che sfoglio provando un piacere che avevo scordato da quando non stampavo più le foto. Finalmente ho dato un corpo tangibile ai miei ricordi, tornare a scorrere quelle pagine nere mentre osservo ogni immagine e i momenti che raccontano è un privilegio che va difeso, contro l'insana tendenza a lasciare che tutto si perda nell'impalpabile mondo del digitale.
- metti in ordine i cassetti che contengono collane, orecchini, braccialetti, anelli e le centinaia di accessori che il mio comò di accumulatrice seriale -disordinata-contiene da anni. Ogni cassetto custodisce i bottini delle mie incursioni nei mercatini dell'usato, gli scambi con le amiche, i regali portati da viaggi in luoghi lontani, uno scrigno di pezzi unici che servono a definire il mio modo di essere e che meritava di ritrovare un suo ordine dignitoso.
- finisci un libro che ti faceva compagnia da mesi sul comodino e ne inizi addirittura uno nuovo ("Una donna in bilico" di Lucia Etxebarrìa).
- riesci a guardare ben tre puntate della tua serie preferita.
-acquisti online i primi regali di Natale per i tuoi amici e quella stampa che desideravi da mesi per appenderla sopra al letto.
- puoi coccolare i tuoi gatti per un tempo illimitato.
-programmi il lavoro da svolgere in classe per tutta la settimana in modo da essere libera di goderti il sabato e la domenica.
-sperimenti nuovi piatti in cucina (vedi alla voce "Pennette alla crema di peperoni e olive taggiasche")
-ritorni a scrivere sul tuo blog dal quale mancavi da troppo tempo.
Insomma, eccomi di nuovo piena di entusiasmo per essere tornata su questa pagina e per poter raccontare tutte le cose belle per cui vale la pena essere felici, tutti quei piccoli e apparentemente insignificanti dettagli per cui anche oggi abbiamo sorriso, seppure per un solo istante.
ps Questa volta, però voglio essere realista, perché gli obiettivi devono essere realizzabili: non riuscendo a garantire di poter scrivere un post al giorno cercherò comunque di scrivere il più possibile e come obiettivo minimo direi che può andar bene quello di un post alla settimana...pensate che mi leggerete lo stesso?
martedì 11 settembre 2018
Giorno cento tredici: la caffettiera della sera prima (ovvero i soliti buoni propositi di settembre).
La luce di Settembre è la più bella, è quella perfetta per tornare a vivere.
Sono una creatura autunnale.
Mi piace la dolcezza con cui i colori diventano più tenui perdendo la sfacciataggine soffocante e gridata di Agosto, mi piace tirar fuori dall'armadio il golfino per i primi freddi delle otto di mattina, guardarmi intorno e vedere che ogni cosa si sta preparando per tornare a riposare, a raccogliersi, a chiudersi in un pomeriggio caldo sotto il plaid a leggere o guardare film.
E come ogni Settembre - ennesimo atteso capodanno- metto un punto e vado a capo.
A settembre poto rami, chiudo situazioni, ne apro di nuove.
L'autunno è per me il momento in cui torno a guardami dentro, a fare il punto della situazione, a fare liste, tante liste, di cose da fare.
Ecco, dalle esperienze passate ho imparato che con le liste dei buoni propositi non bisogna esagerare, non bisogna farne troppe e che soprattutto gli obiettivi devono essere chiari, pochi e raggiungibili.
Così anche questo settembre ho stilato la mia banalissima lista delle cose da fare che suona più o meno così:
- ricordarsi di preparare la caffettiera per il giorno seguente prima di andare a dormire
-tornare a dedicare del tempo alle cose che amo come la scrittura e la fotografia
-possibilmente provare a farne se non un lavoro, qualcosa di simile
-trovare tempo per andare in piscina
-non perdermi di vista.
Tra tutti questi buoni propositi, i più importanti sono certamente il primo e l'ultimo.
Il primo, in primis (non per niente apre la lista)!
Ho sempre un grande entusiasmo per le cose che cominciano, ho mille idee, vivo come ubriaca di passione i primi momenti in cui l'intuizione creativa si affaccia sulla soglia del cuore, ma poi poco per volta perdo lo stimolo, sono inconcludente e i miei sogni rimangono nel cassetto a far la muffa.
Ecco, questo non vorrei più che accadesse.
Perché i sogni vanno custoditi, alimentati e poi devono prender forma e per renderli tangibili serve tanta costanza, ciò che in assoluto mi manca.
Sono disorganizzata, inconcludente e regina della procrastinazione, questa è la peggior malattia che affligge il mio sistema creativo, il morbo che uccide l'artista che è in me.
Devo imparare a prendermi cura delle mie idee a non abbandonarle dopo averle intraviste splendermi davanti, devo imparare l'abitudine e l'assiduità.
Così mi sottopongo a questo piccolo esercizio quotidiano: mi preparo la caffettiera per la mattina successiva.
Pare una sciocchezza, eppure a me costa la stessa fatica che costava a Sisifo riportare su per la montagna il suo pesantissimo masso.
Sull'ultimo punto c'è ben poco da dire.
L'ultimo punto si nutre della forza che scaturisce dal primo: imparare la costanza, smettere di precludermi opportunità, credere di più nei miei doni, essere la mia priorità.
Sempre.
(Almeno fino alla prossima lista).

Sono una creatura autunnale.
Mi piace la dolcezza con cui i colori diventano più tenui perdendo la sfacciataggine soffocante e gridata di Agosto, mi piace tirar fuori dall'armadio il golfino per i primi freddi delle otto di mattina, guardarmi intorno e vedere che ogni cosa si sta preparando per tornare a riposare, a raccogliersi, a chiudersi in un pomeriggio caldo sotto il plaid a leggere o guardare film.
E come ogni Settembre - ennesimo atteso capodanno- metto un punto e vado a capo.
A settembre poto rami, chiudo situazioni, ne apro di nuove.
L'autunno è per me il momento in cui torno a guardami dentro, a fare il punto della situazione, a fare liste, tante liste, di cose da fare.
Ecco, dalle esperienze passate ho imparato che con le liste dei buoni propositi non bisogna esagerare, non bisogna farne troppe e che soprattutto gli obiettivi devono essere chiari, pochi e raggiungibili.
Così anche questo settembre ho stilato la mia banalissima lista delle cose da fare che suona più o meno così:
- ricordarsi di preparare la caffettiera per il giorno seguente prima di andare a dormire
-tornare a dedicare del tempo alle cose che amo come la scrittura e la fotografia
-possibilmente provare a farne se non un lavoro, qualcosa di simile
-trovare tempo per andare in piscina
-non perdermi di vista.
Tra tutti questi buoni propositi, i più importanti sono certamente il primo e l'ultimo.
Il primo, in primis (non per niente apre la lista)!
Ho sempre un grande entusiasmo per le cose che cominciano, ho mille idee, vivo come ubriaca di passione i primi momenti in cui l'intuizione creativa si affaccia sulla soglia del cuore, ma poi poco per volta perdo lo stimolo, sono inconcludente e i miei sogni rimangono nel cassetto a far la muffa.
Ecco, questo non vorrei più che accadesse.
Perché i sogni vanno custoditi, alimentati e poi devono prender forma e per renderli tangibili serve tanta costanza, ciò che in assoluto mi manca.
Sono disorganizzata, inconcludente e regina della procrastinazione, questa è la peggior malattia che affligge il mio sistema creativo, il morbo che uccide l'artista che è in me.
Devo imparare a prendermi cura delle mie idee a non abbandonarle dopo averle intraviste splendermi davanti, devo imparare l'abitudine e l'assiduità.
Così mi sottopongo a questo piccolo esercizio quotidiano: mi preparo la caffettiera per la mattina successiva.
Pare una sciocchezza, eppure a me costa la stessa fatica che costava a Sisifo riportare su per la montagna il suo pesantissimo masso.
Sull'ultimo punto c'è ben poco da dire.
L'ultimo punto si nutre della forza che scaturisce dal primo: imparare la costanza, smettere di precludermi opportunità, credere di più nei miei doni, essere la mia priorità.
Sempre.
(Almeno fino alla prossima lista).

lunedì 16 aprile 2018
Giorno centododici: il cielo.
Giorno centododici.
Questa mattina ho aperto le imposte e ho sorriso nel ritrovare il cielo, dopo giorni di grigio e assenza di colore.
Sono metereopatica e purtroppo vivo in un posto dove il clima non è molto clemente.
Ma di una cosa mi sto accorgendo: a volte il grigio lo vediamo noi, anche quando non c'è.
Voltandomi, ho incontrato il mio viso nello specchio e mi è scappato un sorriso.
Già, per la prima volta dopo qualche giorno malinconico.
Quel sorriso era per me, prima che per chiunque altro, perché ho capito che è arrivato il momento di crescere, di scegliere di fidarsi, di abbandonarsi, ho capito che il passato non deve più avere il potere di rovinare il presente.
Viviamo qui, adesso e questo è tutto ciò che abbiamo.
Siamo distratti, ce ne dimentichiamo spesso.
Ma non è poco.
lI cielo di questa mattina mi ha ricordato che anche i gomitoli di fumo più nero possono dissolversi se solo noi sappiamo vedere oltre, se solo riusciamo a lasciarci andare ed esser grati per quello che abbiamo, invece di ossessionarci con quello che ci manca o che presumiamo ci manchi.
Così, con questo pensiero lieve, ho incontrato di nuovo il mio viso nello specchio del bagno e stavolta ho sorriso, ma a tutte quelle persone speciali che mi sanno stare accanto nonostante le mie imperfezione e fragilità.
È anche grazie a loro se oggi posso dire di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo su di me ed è la loro presenza che mi aiuta a rialzarmi quando cado.
Non è facile essere all'altezza dei nostri sogni, però ce lo dobbiamo.
Ho indossato il cappotto rosso e attraversato la strada con un colore nuovo negli occhi.
Nel cammino verso il lavoro i primi boccioli di un verde tenero iniziano ad affacciarsi sui rami ancora spogli: è la forza di ciò che torna a riempire di vita i vuoti dell'inverno.
Basta aprirsi ed accogliere quello che arriva.
Il cielo questa mattina mi sussurrava questo: sorridi, non hai motivo di temere la primavera.
https://www.youtube.com/watch?v=_xQdgjq5P6s
Questa mattina ho aperto le imposte e ho sorriso nel ritrovare il cielo, dopo giorni di grigio e assenza di colore.
Sono metereopatica e purtroppo vivo in un posto dove il clima non è molto clemente.
Ma di una cosa mi sto accorgendo: a volte il grigio lo vediamo noi, anche quando non c'è.
Voltandomi, ho incontrato il mio viso nello specchio e mi è scappato un sorriso.
Già, per la prima volta dopo qualche giorno malinconico.
Quel sorriso era per me, prima che per chiunque altro, perché ho capito che è arrivato il momento di crescere, di scegliere di fidarsi, di abbandonarsi, ho capito che il passato non deve più avere il potere di rovinare il presente.
Viviamo qui, adesso e questo è tutto ciò che abbiamo.
Siamo distratti, ce ne dimentichiamo spesso.
Ma non è poco.
lI cielo di questa mattina mi ha ricordato che anche i gomitoli di fumo più nero possono dissolversi se solo noi sappiamo vedere oltre, se solo riusciamo a lasciarci andare ed esser grati per quello che abbiamo, invece di ossessionarci con quello che ci manca o che presumiamo ci manchi.
Così, con questo pensiero lieve, ho incontrato di nuovo il mio viso nello specchio del bagno e stavolta ho sorriso, ma a tutte quelle persone speciali che mi sanno stare accanto nonostante le mie imperfezione e fragilità.
È anche grazie a loro se oggi posso dire di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo su di me ed è la loro presenza che mi aiuta a rialzarmi quando cado.
Non è facile essere all'altezza dei nostri sogni, però ce lo dobbiamo.
Ho indossato il cappotto rosso e attraversato la strada con un colore nuovo negli occhi.
Nel cammino verso il lavoro i primi boccioli di un verde tenero iniziano ad affacciarsi sui rami ancora spogli: è la forza di ciò che torna a riempire di vita i vuoti dell'inverno.
Basta aprirsi ed accogliere quello che arriva.
Il cielo questa mattina mi sussurrava questo: sorridi, non hai motivo di temere la primavera.
https://www.youtube.com/watch?v=_xQdgjq5P6s
giovedì 4 gennaio 2018
Giorno centoundici: enjoy the silence.
Quattro Gennaio Duemiladiciotto.
Ho sempre amato i numeri pari, li trovo armoniosi, eleganti, perfetti.
Quattro gennaio, potrebbe essere quello di un anno qualunque, in realtà: stessi pomeriggi passati a giocare su un tavolo da cucina, stesse cene infinite e passeggiate intorno a casa per tornare a respirare, stessi regali scartati e lasciati a farmi compagnia sul tavolino del soggiorno per un po', così, per il gusto di avere qualcosa di nuovo davanti agli occhi. Spesso si tratta di libri, a volte sono quaderni, collane o sciarpe.
Quattro gennaio, il freddo che si insinua sotto la gonna e la voglia che sia subito primavera, che di nebbia e cieli uggiosi ne hai abbastanza.
Il primo vento profumato di cambiamento.
La lista dei buoni propositi -che quest'anno ho saltato fingendo di essermene scordata-, la sera di capodanno con gli amici, le promesse a noi stessi che questa volta saremo migliori, il vino, le risate.
Ogni anno soffro di una specie di sindrome da festività: dopo l'euforia indotta arriva inevitabilmente il senso di vuoto lasciato dalle cose che finiscono e la voglia di colmarlo con qualcosa.
Pensavo, riflettevo: a volte la felicità può far paura.
Può far paura perché non ce la ricordavamo,
perché non ci siamo più abituati,
perché temiamo che finisca da un momento all'altro.
Ma a poco, anzi a nulla, serve tentare di mettere il cuore al sicuro.
Non resta che respirarla tutta, berla in un sorso, gustarla sul palato prima di mandarla giù.
Quest'anno la mia felicità ha un sapore diverso, ha il sapore delle cose non dette.
Proprio così, perché le cose non dette, di solito, sono pesanti fardelli che ci portiamo dentro, sono bocconi amari che scegliamo di gustare da soli avvelenandoci di tutto il loro orribile sapore, sono muri invalicabili che ci allontano in maniera spesso irreversibile.
Di solito.
Altre volte,
invece,
come questa volta,
sono cose preziose e per questo fragili.
Sono un regalo che facciamo a noi stessi.
Cose troppo belle per parlarne,
piccole magie che vogliamo accarezzare in segreto,
senza il bisogno di urlarle a nessun altro.
Oggi è una cosa bella quella di cui vorrei non parlare, su questa pagina.
In fondo è così importante dire qualsiasi cosa di sé?
Non è forse più importante vivere, semplicemente gustarsi fino in fondo ogni piccola felicità inattesa?
Certo, forse appare una riflessione bizzarra su una pagina il cui intento era quello di attaccare piccoli post it di qualche riga per ricordarsi che la felicità è una cosa semplice, fatta di piccolezze.
Bizzarra, ma non insensata.
Questa volta, il mio motivo di felicità lo voglio tacere.
Da qualche tempo sorrido come non accadeva da tempo.
Ho ricevuto un paio di orecchini che hanno una storia e le cose con una storia, sono le mie preferite.
Forse è per questo che mentre cammino cerco piccoli segni sull'asfalto, inciampo in pezzi di fogli scritti a mano o in cuori nascosti in pietre e foglie, frecce che mi suggeriscono la strada.
Lo sa chi mi conosce bene o lo sa anche chi mi sta conoscendo adesso e ha occhi aperti capaci di guardare.
Quando li indosso, non posso che pensare a quanto a volte la vita faccia mille giri e poi ci dia le risposte giuste, quelle che aspettavamo da tempo, sempre nel momento in cui ormai avevamo perso la forza per continuare a farci delle domande.
E così gli ultimi giorni dell'anno che si è appena chiuso, sono scivolati leggeri, scaldati dal tepore di questa certezza, sono stati giorni strani e felici.
Mentre l'anno nuovo si è aperto con il vento freddo sui colori del mare, quelli che amo più di tutto.
La spiaggia deserta ha un sapore diverso da ogni altra cosa: qualcuno lo trova malinconico, per me è semplicemente stupore dinnanzi alla bellezza.
E stupore è la sensazione che voglio custodire in questo inizio di anno, stupore e silenzio, tentando di scordare l'amaro del dopo festa.
Che sia un anno pieno di Vita e senza paura di danzare, che le ombre siano solo zone di contrasto per accendere ulteriormente lo splendore della luce, che ogni attimo sia vissuto nello stupore continuo.
Parole non dette come nuvole che corrono veloci dal finestrino del treno, come colori che si accendono improvvisi sotto un cielo minaccioso, come galleggiare impauriti su nel cielo grazie a una giostra, come un piccolo segreto custodito per non rovinarlo.
E anche un po' per scaramanzia,
forse.
https://www.youtube.com/watch?v=aGSKrC7dGcY
Ho sempre amato i numeri pari, li trovo armoniosi, eleganti, perfetti.
Quattro gennaio, potrebbe essere quello di un anno qualunque, in realtà: stessi pomeriggi passati a giocare su un tavolo da cucina, stesse cene infinite e passeggiate intorno a casa per tornare a respirare, stessi regali scartati e lasciati a farmi compagnia sul tavolino del soggiorno per un po', così, per il gusto di avere qualcosa di nuovo davanti agli occhi. Spesso si tratta di libri, a volte sono quaderni, collane o sciarpe.
Quattro gennaio, il freddo che si insinua sotto la gonna e la voglia che sia subito primavera, che di nebbia e cieli uggiosi ne hai abbastanza.
Il primo vento profumato di cambiamento.
La lista dei buoni propositi -che quest'anno ho saltato fingendo di essermene scordata-, la sera di capodanno con gli amici, le promesse a noi stessi che questa volta saremo migliori, il vino, le risate.
Ogni anno soffro di una specie di sindrome da festività: dopo l'euforia indotta arriva inevitabilmente il senso di vuoto lasciato dalle cose che finiscono e la voglia di colmarlo con qualcosa.
Pensavo, riflettevo: a volte la felicità può far paura.
Può far paura perché non ce la ricordavamo,
perché non ci siamo più abituati,
perché temiamo che finisca da un momento all'altro.
Ma a poco, anzi a nulla, serve tentare di mettere il cuore al sicuro.
Non resta che respirarla tutta, berla in un sorso, gustarla sul palato prima di mandarla giù.
Quest'anno la mia felicità ha un sapore diverso, ha il sapore delle cose non dette.
Proprio così, perché le cose non dette, di solito, sono pesanti fardelli che ci portiamo dentro, sono bocconi amari che scegliamo di gustare da soli avvelenandoci di tutto il loro orribile sapore, sono muri invalicabili che ci allontano in maniera spesso irreversibile.
Di solito.
Altre volte,
invece,
come questa volta,
sono cose preziose e per questo fragili.
Sono un regalo che facciamo a noi stessi.
Cose troppo belle per parlarne,
piccole magie che vogliamo accarezzare in segreto,
senza il bisogno di urlarle a nessun altro.
Oggi è una cosa bella quella di cui vorrei non parlare, su questa pagina.
In fondo è così importante dire qualsiasi cosa di sé?
Non è forse più importante vivere, semplicemente gustarsi fino in fondo ogni piccola felicità inattesa?
Certo, forse appare una riflessione bizzarra su una pagina il cui intento era quello di attaccare piccoli post it di qualche riga per ricordarsi che la felicità è una cosa semplice, fatta di piccolezze.
Bizzarra, ma non insensata.
Questa volta, il mio motivo di felicità lo voglio tacere.
Da qualche tempo sorrido come non accadeva da tempo.
Ho ricevuto un paio di orecchini che hanno una storia e le cose con una storia, sono le mie preferite.
Forse è per questo che mentre cammino cerco piccoli segni sull'asfalto, inciampo in pezzi di fogli scritti a mano o in cuori nascosti in pietre e foglie, frecce che mi suggeriscono la strada.
Lo sa chi mi conosce bene o lo sa anche chi mi sta conoscendo adesso e ha occhi aperti capaci di guardare.
Quando li indosso, non posso che pensare a quanto a volte la vita faccia mille giri e poi ci dia le risposte giuste, quelle che aspettavamo da tempo, sempre nel momento in cui ormai avevamo perso la forza per continuare a farci delle domande.
E così gli ultimi giorni dell'anno che si è appena chiuso, sono scivolati leggeri, scaldati dal tepore di questa certezza, sono stati giorni strani e felici.
Mentre l'anno nuovo si è aperto con il vento freddo sui colori del mare, quelli che amo più di tutto.
La spiaggia deserta ha un sapore diverso da ogni altra cosa: qualcuno lo trova malinconico, per me è semplicemente stupore dinnanzi alla bellezza.
E stupore è la sensazione che voglio custodire in questo inizio di anno, stupore e silenzio, tentando di scordare l'amaro del dopo festa.
Che sia un anno pieno di Vita e senza paura di danzare, che le ombre siano solo zone di contrasto per accendere ulteriormente lo splendore della luce, che ogni attimo sia vissuto nello stupore continuo.
Parole non dette come nuvole che corrono veloci dal finestrino del treno, come colori che si accendono improvvisi sotto un cielo minaccioso, come galleggiare impauriti su nel cielo grazie a una giostra, come un piccolo segreto custodito per non rovinarlo.
E anche un po' per scaramanzia,
forse.
https://www.youtube.com/watch?v=aGSKrC7dGcY
Iscriviti a:
Post (Atom)








