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lunedì 27 marzo 2017

Giorno cinquantaquattro: una settimana di non compleanno.

Ormai è passata quasi una settimana dal mio compleanno, eppure ogni giorno continuo a vedere qualcuno per brindare e a ricevere regali e auguri dalle persone più disparate.
Mi emoziona sempre l'idea che qualcuno abbia avuto un pensiero per me.
Che si tratti di due righe scritte di fretta, di un piccolo regalo o del dono più grande: del tempo da dedicarmi.

Da giorni continuano a scrivermi amici dalla Spagna, dall'Argentina, da molti posti lontani.
Ci sono i miei primi studenti, quelli che quando ho conosciuto avevo venticinque anni io e oggi ce li hanno quasi loro, mentre i miei attuali, che di anni ne hanno otto, mi lasciano disegni e poesie sulla cattedra ogni mattina.

Incredibile quanto certi legami non siano soggetti al logorio della distanza e del tempo che passa.
Ci sono incontri che ci portiamo dentro per la vita, volti che ci restano appiccicati sul fondo dell'anima, istantanee che nemmeno gli anni possono cancellare.
Dentro allo scrigno dei ricordi ci sono immagini mischiate che non potranno scolorire mai.
Ci sono le serate che iniziavano a mezzanotte, le Quilmes che non finivano mai e le empanadas, i concerti a Buenos Aires quando Gustavo era ancora vivo, i mercatini di design a Palermo, ci sono le giornate interminabili a scuola sui banchi insieme ai tredicenni, quando quello che volevo insegnare era a pensare con la propria testa - che è la stessa cosa che voglio insegnare oggi-, le rappresentazioni teatrali delle grandi opere letterarie, le feste di addio con i colleghi -che erano anche e soprattutto amici-.
Ci sono i mesi passati a Madrid, le tapas a casa Labra con gli studenti - che erano anche e soprattutto amici-, i fine settimana tra i tavolini dei bar, le domenica al Rastro dopo la colazione sotto casa con la miglior vicina che si possa immaginare di avere.

Ci sono ricordi e storie.
Ma soprattutto ci sono le persone che sono quelle cha fanno i luoghi e la mia più grande ragione di felicità.

Le persone che incontriamo ci cambiano. Le relazioni che intrecciamo, o che evitiamo, ci modellano, ci scolpiscono, scavano i nostri cuori in un costante evolvere, cambiare di forma, pur mantenendo la nostra unicità.
E ci sono poi le ultime persone che sono entrate a far parte dei miei giorni, quelle che conosco appena ma per le quali nutro sin dal primo incontro una sorta di simpatia immediata, una sensazione di piacere nell'averle accanto, come se le conoscessi da sempre.
Oggi, alcune di loro mi hanno regalato libri e fiori, due tra le cose che più amo in assoluto. Eppure mi conoscono così poco.

Non credo sia un caso, penso piuttosto che le sensazioni non mentano mai, che dobbiamo imparare a fidarci e ad affidarci, ad ascoltare quello che il sesto senso ci dice, prima che la nostra testa intervenga a razionalizzare.
L'intuizione, che ha in realtà una base fisiologica, non mente mai.
Mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se invece di combatterla le avessi dato più ascolto.
Ma mi rendo conto che ciò che è stato ormai è andato e che invece di ipotizzare voglio concentrarmi sul presente, voglio fare dell'esperienza insegnamento e da oggi in poi lasciare il giusto spazio alle sensazioni, concedermi il lusso di fidarmi di me.

Una settimana di non compleanno che non fa che stupirmi, confermandomi ancora una volta che la vita non è solo questione di fortuna, ma anche di curiosità, di capacità di tenere gli occhi spalancati sulla bellezza e le braccia aperte verso quello che arriverà a sorprenderci, fiduciosi che sarà molto di più di quello che pensiamo.







domenica 12 marzo 2017

Giorno trentotto: un piacevole car sharing.

Spostarsi da casa, si sa, è sempre bello.
Anche quando si tratta di un breve fine settimana non troppo lontano. 
Anche quando si va in un posto che si conosce benissimo, dove si sono passate le estati dell'infanzia a casa dei nonni e dove si torna regolarmente.

Oggi vado a trovare un'amica, -in realtà vari amici- che vivono relativamente vicino a casa, ma abbastanza lontano da fermarsi fuori un paio di giorni.
Ed ogni parentesi di evasione dalla vita di tutti i giorni è una vera benedizione, soprattutto quando è un periodo complicato, soprattutto quando vuoi uscire da un pensiero che non ti dà tregua.
Così, caso vuole, che un'amica in comune sia in città e si offra gentilmente di darti un passaggio e di viaggiare insieme.
Ed ecco che anche il tragitto diventa un'esperienza piacevole oltre che costruttiva.

Con alcune persone nasce da subito un'intesa immediata, sin dalla primissima volta in cui ci si vede.
Io credo che nelle amicizie, così come in amore, si viva di entusiasmi spontanei, ci si senta “a casa” sin dal primo istante in cui ci si stringe la mano recitando la solita parte in cui si ripete il nostro nome e concentrati su di noi, ci si dimentica puntualmente del nome dell'altro.

Le relazioni sono la cosa più preziosa.
Gli incontri con gli altri scrivono la trama della nostra vita, trama che noi andiamo a costellare di punteggiatura: virgole come pause di riflessioni, parentesi di distrazione, punti a capo che chiudono storie. E in questa spesso strampalata sequenza di conoscenze, amicizie, amori e disamori che si susseguono senza tregua noi troviamo il senso, il nostro personale senso delle cose.

Amo le persone e le loro storie, non potrei fare a meno della mia dimensione di animale sociale. Nulla come una nuova conoscenza sa riempirmi di entusiasmo e di nuova voglia di andare avanti, di scoprire, di vivere.

E così passare un'ora in macchina con qualcuno che si conosce poco, ma che si sente inspiegabilmente affine diventa un'esperienza interessante.
Si ride, si scherza e si riflette, ci si confida, si scopre che certi punti di vista possono essere condivisi anche con qualcuno che conosciamo a malapena e che la sintonia è una fortuna che va coltivata e preservata.

Mentre la sera tiepida declina nel buio fuori dal finestrino, mi abbandono felice al pensiero di tutte le persone che ancora dovrò incrociare tra i miei giorni e di quelle che già ho conosciuto e che mi hanno inevitabilmente lasciato qualcosa di loro, in un continuo scambio di anime.
Penso a tutti quelli che sono restati, alle loro voci che mi fanno compagnia e a quelli che se ne sono andati, perché di stare nella mia vita, proprio non ne volevano sapere o perché per loro, non c'era più spazio.
Tutti hanno lasciato traccia del loro passaggio, qualcosa che è servito a costruire la me che sono oggi e per questo, indipendentemente dagli errori, dalle porte chiuse in faccia, dal dolore che avrebbe potuto evitarsi, sento di esser grata anche a loro.

In una sera di inizio primavera torno a sorridere sul sedile di un'auto, in compagnia di una nuova amica, pensando a tutta la meraviglia che ancora mi aspetta, agli occhi sconosciuti che avranno un giorno un nome, alle voci che non ho ancora ascoltato, ma che diventeranno famigliari, alle risate che arriveranno e a quelle che se ne sono andate. 

In continuo viaggio, in costante cambiamento, in un susseguirsi sorprendente di incontri e addii, partenze e nuove mete.

In fondo, penso, forse è proprio questo il bello della vita.