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martedì 7 febbraio 2017

Giorno sette: indovina chi viene a cena?

Questa sera sono rientrata tardissimo, erano quasi le otto ed ero stanchissima. 
Due ore di scrutini, per chi fa l'insegnante ma odia il suo obbligo di dover giudicare, valutare una persona attraverso dei voti, sono mille volte più estenuanti che otto ore in classe nell'allegra fatica del vociare di bambini.
Avrei voluto tanto trovare un piatto caldo ad aspettarmi, ma così non è stato. Allora invece che arrendermi alla pizza d'asporto vicino casa mi sono messa ai fornelli: avevo un ospite speciale e non potevo deluderlo!

Mentre rompevo le uova, tagliavo il formaggio a cubetti, bollivo la verdura, mentre mangiucchiavo qualche oliva nera sorseggiando una birra, mi sono soffermata a pensare a quanto il mio ospite sarebbe stato felice di trovare una bella tavola preparata con cura, qualche candela accesa, il caldo di casa ad abbraccialo. Ho cercato di fare ogni singolo gesto con amore, lentamente, pensando solo a quello che stavo facendo senza divagare come di solito succede in questi casi. 
Siamo talmente abituati a dover far fronte a decine di preoccupazioni contemporaneamente che raramente ci concediamo il lusso di vivere il presente, anche nelle piccole azioni che svolgiamo regolarmente come preparaci un caffè o farci una doccia. Bene, questo è uno dei miei nuovi propositi da un po' di tempo a questa parte ed è stato sorprendente percepire come il riuscire a farlo, il riuscire a stare nel momento presente regali una strana e piacevolissima sensazione di pace e serenità sconosciuta. 
Dopo aver infornato la mia torta salata mi sono messa sul divano ad attendere che cuocesse e che il mio ospite arrivasse. 
Ecco, quell'ospite è una persona davvero speciale, una di quelle persone a cui vorresti dare il meglio perché sai che se non lo farai tu, non lo farò nessun altro! Quella persona ero io. 
Sì, questa sera ho deciso che meritavo la piccola attenzione di una cena preparata senza fretta, di una tavola semplice, ma curata, di prendermi cura di me. 

I primi tempi in cui vivevo da sola il momento della cena era sempre il momento critico della giornata. Avere uno spazio solo per sé può essere meraviglioso e terribile allo stesso tempo: libertà e solitudine sono le due facce della stessa medaglia e quando mi sedevo a tavola senza nessuno con cui scambiare due parole, facevo fatica ad ingoiare anche il boccone amaro di quel silenzio insieme al mio cibo. Con il tempo, invece, ho imparato che anche questo può essere bello, che si può stare bene, molto bene, senza necessariamente avere la compagnia di nessuno oltre a quella di se stessi.
Pare che Nietzsche abbia detto: "La mia solitudine non dipende dalla presenza o assenza delle persone.  Al contrario, io odio chi ruba la mia solitudine senza offrirmi in cambio una vera compagnia". Ecco, qualcuno ha detto meglio di me quello a cui ho pensato questa sera quando ho iniziato ad assaporare la mia cena.



lunedì 6 febbraio 2017

Giorno sei: una valigia da dieci chili.

Oggi è stata una giornata durissima, nonostante il cielo sia tornato a farmi compagnia dopo settimane di grigio e bianco e nero sbiadito.

Ormai da qualche giorno vivo in una sorta di mondo ovattato per via della mia fastidiosa influenza che si fa sentire prepotentemente. Ogni rumore perde la sua reale vivacità e ogni cibo il suo sapore.
Come se non bastasse, qualche giorno fa ho ricevuto una batosta di quasi quattrocento euro per via della mia macchina che ormai si avvia verso l'età pensionabile e ahimè, gli acciacchi si fanno sentire... soprattutto sul mio già leggero conto in banca. Ma come si suol dire, i mali non vengon mai da soli e dunque ecco che verso sera mi accingo a prender l'auto e scopro con mio estremo stupore che non riesce a partire. Dopo vari tentativi (poi per fortuna risolti grazie all'intervento del mio super meccanico di fiducia) me ne torno a casa e mi arrendo al divano senza forze, tranne quella per scoppiare a piangere dalla rabbia.

Ci sono poche cose da fare in questi casi per tirarsi su il morale, una di queste, che di solito funziona, panacea di tutti i mali e consolazione di tutti gli oppressi è: programmare un viaggio e comprare un biglietto per partire!
Così con tutta la determinazione del mondo, mi metto all'opera, decisa a trasformare la rabbia in energia ed ecco che in pochi minuti tutto prende una piega diversa.
Improvvisamente mi trovo immersa nel profumo di una partenza vicina e già solo questo pensiero è un balsamo salvifico.
Non c'è nulla che ami di più che viaggiare!

Nella mia vita ho vissuto i momenti migliori su un treno sconquassato, dialogando muta con uno sconosciuto che mi sedeva di fronte, in una stazione scolorita dal tempo dove gli altoparlanti scandivano parole incomprensibili, persa tra le strade di un luogo mai visto prima o ad attaccar bottone con qualche abitante del luogo presa dall'entusiasmo del nuovo.
Solo quando siamo lontani dal noi stessi siamo veramente liberi, questo è il potere che ogni viaggio porta con sé, il privilegio del poter "non essere nessuno" per un tempo limitato. E così ogni partenza è scoperta, rinascita, allontanarsi per poi tornare più ricchi e sempre un po' diversi.

Ecco che in pochi istanti la stanchezza della giornata lascia spazio al profumo del mare mosso, gli occhi si riempiono del bianco dei vicoli stretti e del blu acceso del cielo del Sud in estate. Davanti alle porte brulicanti di vita siedono anziani intenti a chiacchierare in un dialetto che sa un po' di oriente, le piazze barocche si accendono d'oro nel tramonto che accarezza i bei palazzi e le chiese dalle facciate sensuali.

Lo so, avrete già intuito la meta del mio viaggio, non è difficile capirla, ma quello che ancora non vi ho raccontato è che in tutta questa meraviglia, dovendo far di necessità virtù, ho dovuto risparmiare un po' di soldi e così ho preso un volo senza bagaglio da stiva. Insomma, per la prima volta in vita mia, viaggerò con non più di dieci chili al seguito.
In questo preciso "tratto di strada" in cui credo che nulla sia casuale, viaggiare con un bagaglio così essenziale mi pare quasi una stramba benedizione. Per la prima volta mi troverò a fare i conti con il concetto di selezione: liberarsi dal superfluo per tornare a viaggiare leggera. Non sarebbe potuto accadere in un momento migliore!