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martedì 14 febbraio 2017

Giorno 14: Un promemoria speciale.

Capita,
a volte,
di dimenticarsi cose piuttosto importanti.
Capita.
A dire il vero a me capita molto spesso.
Ho una memoria abbastanza labile e una soglia dell'attenzione davvero bassa.

Bene, oggi è la festa degli innamorati, lo sappiamo tutti.
Di questo non c'è stato verso di dimenticarmene, nemmeno se lo avessi desiderato con tutta me stessa.
Così arrivando a scuola mi sono imbattuta in due sorprese piuttosto bizzarre che hanno a che fare proprio con San Valentino.

Non appena entrata uno dei miei eroici ottenni mi si avvicina per mostrarmi, finalmente, dopo giorni e giorni di duro lavoro, la lettera d'amore che ha scritto alla sua adorata compagna con tanto di poesia in rima.
La posa orgoglioso sul suo banco, prima che lei entri in classe.
Dopo poco arriva lei che con una terribile espressione di disappunto si accorge della lettera, le getta uno sguardo a metà tra la nausea e l'imbarazzo e dopo avergli dato una lettura veloce, archivia il caso in mezzo al libro di Italiano.
In quel preciso istante guardo lui, qualche banco più in là, con il viso rosso di vergogna e di disperazione affondare tra le mani.
Il dramma dell'amore non corrisposto, il dramma di chiunque abbia amato davvero, almeno una volta.
Durante l'intervallo lei mi confessa che lui non le piace. La invito comunque a ringraziarlo per essere stato così onesto e coraggioso nel suo impavido gesto senza età.
Lei lo fa, con poca convinzione.
Lui torna da me e mi bisbiglia sottovoce: "Maestra, grazie per avermi dato il coraggio di dichiarare il mio amore". Lo fa nonostante la sconfitta, nonostante tutto, lo fa nonostante il nonostante.

Dopo poco lei di nuovo da me, stavolta con un regalo.
Si tratta di un bel disegno: ci sono io e c'è un mio ipotetico fidanzato.
Sono elegante, indosso un bel vestito da sera verde smeraldo. Lui è un po' hypster: barba incolta e ciuffo gellato, jeans aderenti, camicia casual. Mi porge un mazzo di fiori e mi guarda sognante.
Lo guardo e sorrido e penso che nel giro di un paio d'ore, questi due piccoletti mi hanno inconsapevolmente ricordato due cose importantissime di cui troppo spesso mi sono dimenticata: il preservare sempre e comunque il coraggio di amare, nonostante tutti i nonostante e lo smettere di inseguire amori impossibili, lasciando invece, che questa volta, sia qualcun altro a cercare me, che questa volta qualcuno mi ami perché io per prima ho imparato ad amarmi.




https://www.youtube.com/watch?v=6GFvUCcljkM







martedì 7 febbraio 2017

Giorno sette: indovina chi viene a cena?

Questa sera sono rientrata tardissimo, erano quasi le otto ed ero stanchissima. 
Due ore di scrutini, per chi fa l'insegnante ma odia il suo obbligo di dover giudicare, valutare una persona attraverso dei voti, sono mille volte più estenuanti che otto ore in classe nell'allegra fatica del vociare di bambini.
Avrei voluto tanto trovare un piatto caldo ad aspettarmi, ma così non è stato. Allora invece che arrendermi alla pizza d'asporto vicino casa mi sono messa ai fornelli: avevo un ospite speciale e non potevo deluderlo!

Mentre rompevo le uova, tagliavo il formaggio a cubetti, bollivo la verdura, mentre mangiucchiavo qualche oliva nera sorseggiando una birra, mi sono soffermata a pensare a quanto il mio ospite sarebbe stato felice di trovare una bella tavola preparata con cura, qualche candela accesa, il caldo di casa ad abbraccialo. Ho cercato di fare ogni singolo gesto con amore, lentamente, pensando solo a quello che stavo facendo senza divagare come di solito succede in questi casi. 
Siamo talmente abituati a dover far fronte a decine di preoccupazioni contemporaneamente che raramente ci concediamo il lusso di vivere il presente, anche nelle piccole azioni che svolgiamo regolarmente come preparaci un caffè o farci una doccia. Bene, questo è uno dei miei nuovi propositi da un po' di tempo a questa parte ed è stato sorprendente percepire come il riuscire a farlo, il riuscire a stare nel momento presente regali una strana e piacevolissima sensazione di pace e serenità sconosciuta. 
Dopo aver infornato la mia torta salata mi sono messa sul divano ad attendere che cuocesse e che il mio ospite arrivasse. 
Ecco, quell'ospite è una persona davvero speciale, una di quelle persone a cui vorresti dare il meglio perché sai che se non lo farai tu, non lo farò nessun altro! Quella persona ero io. 
Sì, questa sera ho deciso che meritavo la piccola attenzione di una cena preparata senza fretta, di una tavola semplice, ma curata, di prendermi cura di me. 

I primi tempi in cui vivevo da sola il momento della cena era sempre il momento critico della giornata. Avere uno spazio solo per sé può essere meraviglioso e terribile allo stesso tempo: libertà e solitudine sono le due facce della stessa medaglia e quando mi sedevo a tavola senza nessuno con cui scambiare due parole, facevo fatica ad ingoiare anche il boccone amaro di quel silenzio insieme al mio cibo. Con il tempo, invece, ho imparato che anche questo può essere bello, che si può stare bene, molto bene, senza necessariamente avere la compagnia di nessuno oltre a quella di se stessi.
Pare che Nietzsche abbia detto: "La mia solitudine non dipende dalla presenza o assenza delle persone.  Al contrario, io odio chi ruba la mia solitudine senza offrirmi in cambio una vera compagnia". Ecco, qualcuno ha detto meglio di me quello a cui ho pensato questa sera quando ho iniziato ad assaporare la mia cena.