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lunedì 6 febbraio 2017

Giorno sei: una valigia da dieci chili.

Oggi è stata una giornata durissima, nonostante il cielo sia tornato a farmi compagnia dopo settimane di grigio e bianco e nero sbiadito.

Ormai da qualche giorno vivo in una sorta di mondo ovattato per via della mia fastidiosa influenza che si fa sentire prepotentemente. Ogni rumore perde la sua reale vivacità e ogni cibo il suo sapore.
Come se non bastasse, qualche giorno fa ho ricevuto una batosta di quasi quattrocento euro per via della mia macchina che ormai si avvia verso l'età pensionabile e ahimè, gli acciacchi si fanno sentire... soprattutto sul mio già leggero conto in banca. Ma come si suol dire, i mali non vengon mai da soli e dunque ecco che verso sera mi accingo a prender l'auto e scopro con mio estremo stupore che non riesce a partire. Dopo vari tentativi (poi per fortuna risolti grazie all'intervento del mio super meccanico di fiducia) me ne torno a casa e mi arrendo al divano senza forze, tranne quella per scoppiare a piangere dalla rabbia.

Ci sono poche cose da fare in questi casi per tirarsi su il morale, una di queste, che di solito funziona, panacea di tutti i mali e consolazione di tutti gli oppressi è: programmare un viaggio e comprare un biglietto per partire!
Così con tutta la determinazione del mondo, mi metto all'opera, decisa a trasformare la rabbia in energia ed ecco che in pochi minuti tutto prende una piega diversa.
Improvvisamente mi trovo immersa nel profumo di una partenza vicina e già solo questo pensiero è un balsamo salvifico.
Non c'è nulla che ami di più che viaggiare!

Nella mia vita ho vissuto i momenti migliori su un treno sconquassato, dialogando muta con uno sconosciuto che mi sedeva di fronte, in una stazione scolorita dal tempo dove gli altoparlanti scandivano parole incomprensibili, persa tra le strade di un luogo mai visto prima o ad attaccar bottone con qualche abitante del luogo presa dall'entusiasmo del nuovo.
Solo quando siamo lontani dal noi stessi siamo veramente liberi, questo è il potere che ogni viaggio porta con sé, il privilegio del poter "non essere nessuno" per un tempo limitato. E così ogni partenza è scoperta, rinascita, allontanarsi per poi tornare più ricchi e sempre un po' diversi.

Ecco che in pochi istanti la stanchezza della giornata lascia spazio al profumo del mare mosso, gli occhi si riempiono del bianco dei vicoli stretti e del blu acceso del cielo del Sud in estate. Davanti alle porte brulicanti di vita siedono anziani intenti a chiacchierare in un dialetto che sa un po' di oriente, le piazze barocche si accendono d'oro nel tramonto che accarezza i bei palazzi e le chiese dalle facciate sensuali.

Lo so, avrete già intuito la meta del mio viaggio, non è difficile capirla, ma quello che ancora non vi ho raccontato è che in tutta questa meraviglia, dovendo far di necessità virtù, ho dovuto risparmiare un po' di soldi e così ho preso un volo senza bagaglio da stiva. Insomma, per la prima volta in vita mia, viaggerò con non più di dieci chili al seguito.
In questo preciso "tratto di strada" in cui credo che nulla sia casuale, viaggiare con un bagaglio così essenziale mi pare quasi una stramba benedizione. Per la prima volta mi troverò a fare i conti con il concetto di selezione: liberarsi dal superfluo per tornare a viaggiare leggera. Non sarebbe potuto accadere in un momento migliore!




venerdì 3 febbraio 2017

Giorno tre: la mongolfiera.

Questa mattina andare al lavoro è stato particolarmente difficile: era venerdì e come ogni venerdì i bambini erano incontenibili, stremati, iperattivi, difficili da gestire.
Io anche.
Ad aggravare la situazione un'influenza latente da una settimana circa che ha deciso di esplodere in tutta la sua fastidiosa potenza proprio alle porte del fine settimana, facendomi, tra le altre cose, cancellare ben tre impegni a cui tenevo particolarmente.
Così mi ritrovo qui seduta con la mia tazza fumante di qualcosa che mi illudo possa aiutarmi a star meglio e se penso all'intento di questo mio spazio fatto di parole, mi viene subito in mente un piccolo meraviglioso regalo che ho trovato sulla cattedra a fine intervallo.
Adoro i disegni e le creazioni dei miei piccoletti: la loro capacità di giocare con la fantasia è un balsamo prezioso che mi ricorda l'importanza di proteggere la bambina che ancora porto dentro di me. In questo caso la sorpresa e l'entusiasmo salgono alle stelle per via del soggetto liberamente scelto dall'artista in questione.
Vi racconto: qualche tempo fa, a cena con un'amica, si discute di letture interessanti e finiamo a disquisire di legge dell'attrazione e affini. Mi racconta che in uno dei libri che aveva letto su questo dibattuto argomento, si consigliava al lettore di scegliere un "segno", un oggetto, un simbolo che fosse rappresentativo o importante per sé e che ogni volta che lo si fosse incontrato sul proprio cammino, significava che si stava andando nella direzione giusta. Bene, quella sera stessa scelgo la mongolfiera, istintivamente e senza pensarci troppo. Non ci crederete, ma da quel giorno mi è successo tantissime volte di imbattermi in foto, disegni, immagini televisive e via dicendo rappresentanti il mio segno. Lo so, obbietterete che è perché da quel momento ci ho fatto caso e forse è davvero così, tuttavia sono certa che converrete con me sul fatto che una mongolfiera non è proprio facile da rintracciare come, che so io, una Cinquecento bianca!

Insomma, sarò ingenua, ma mi piace crederci!
Mi piace da sempre mettere un po' di magia alle "finte casualità" della vita. Non ho mai creduto nel caso, quanto piuttosto nel fatto che qualcosa intorno a noi ci parli, ci mandi dei segnali e che stia a noi, attraverso la nostra personalissima grammatica sentimentale, interpretarli, dare un valore ed una collocazione a ogni singolo dettaglio.