E così succede che certi giorni sembrino infiniti, ingarbugliati, insensati, superflui.
Succede che ci si riempia la giornata di miliardi di cose da fare pur di non pensare.
Succede che ci si obblighi a rispettare gli impegni presi, anche quando non se ne ha voglia.
E a volte questo può essere un bene, come questa sera.
Dopo il consueto appuntamento del lunedì sera con il teatro, una cena improvvisata, tutta al femminile, mi risolleva lo spirito come solo l'affetto e la vicinanza delle amiche sono in grado di fare.
Si parla sempre della competizione tra donne, dell'invidia, ma troppo spesso si ignora quanto la solidarietà, il sostengo e il calore che possono nascere tra donne siano una vera e propria salvezza.
Succede raramente, ma succede, che nelle amicizie, così come in amore, ci si senta affini a una persona sconosciuta che immediatamente -e senza un apparente motivo- ci appare a noi vicina.
Ecco, con le mie commensali è andata esattamente così sin dalla prima sera in cui ci siamo conosciute.
In fondo ogni legame è basato sul riconoscersi nell'altro e anche in questo caso, le sensazioni si sono confermate esatte.
Tra birra, risate, chiacchiere e dessert i pensieri peggiori affogano lentamente, evaporano come per magia.
Ci salutiamo pensando già a un prossimo sabato mattina tra mercati e colazioni al bar.
Così la serata che si prospettava una pesantissima appendice di una giornata già di suo piuttosto "complicata", prende inaspettatamente un'altra piega e mi ritrovo a sorridere mentre rientro in macchina per tornare a casa, grata al caso per avermi salvata con un' inaspettata cena salvagente!
Un post al giorno per un anno, per riscoprire insieme che ci sono almeno trecentosessantacinque motivi per cui essere felici. Esercizi di stupore quotidiano per non perdere la voglia di cercare ovunque la Bellezza delle piccole cose.
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lunedì 20 febbraio 2017
domenica 12 febbraio 2017
Giorno dodici: Dolcetto e tarocchi.
E così succede che una domenica piovosa di febbraio, una domenica di quelle in cui la malinconia ti riempie e tu non sai come uscirne, decidi di fare qualcosa di diverso: chiami una delle tue migliori amiche e insieme andate a farvi un aperitivo tra risate e vino, lacrime e tarocchi.
Il bar è piccolo quanto basta, l'atmosfera intima. Il posto è uno di quei rari locali dove tutto sa ancora di autentico, dal bancone alle facce di chi ci sta dietro e servirti da bere.
Tra un Dolcetto e una crema di ceci passi la serata a chiacchierare, riflettere, scherzare e sospirare.
Ti trovi a dire grazie, non sai nemmeno tu a chi, per le amiche e gli amici che la vita ti ha regalato e a pensare che senza di loro saresti davvero persa.
Poi ti fai leggere le carte: un tentativo tra il serio e il faceto di mettere chiarezza nel casino della tua vita, di spiegare, anche se ti dici che non ci credi, di comprendere, di dare un'interpretazione alla confusione che riempie le tue giornate.
E incredibilmente succede che le carte hanno ragione.
Inspiegabilmente accade che quei tarocchi ti raccontano qualcosa di te che tu già sai, ti confermano quanto avevi bisogno di sentirti dire.
Eppure la persona che hai davanti non sa nulla di te, eppure hai pescato quelle carte a caso, eppure questa cosa dei tarocchi la stai facendo per gioco, eppure non ci hai mai creduto.
Eppure, eppure, eppure.
Eppure credevi che le cose fossero o bianche o nere, ma con il tempo hai capito che esistono miliardi di infinite sfumature e di situazioni intermedie che non si collocano né da una parte, né dall'altra.
Improvvisamente hai compreso che non esiste il giusto e lo sbagliato, che quando tutto era sì o no, era molto più semplice, perché non esisteva spazio per le incertezze, le variabili, le possibilità.
Eppure ora sei cresciuta e ogni cosa ha assunto un colore diverso, un valore nuovo, un'assenza di sicurezza, ma allo stesso tempo un nuovo senso fatto di nuovi punti di vista.
Eppure ora sei tu, davanti a quella nuova te che inizi a conoscere solo adesso.
Sei tu, ancora con i tuoi amici, il vero unico e certo rifugio, sei tu, senza il moralismo che ti era stato insegnato, quello che giudica dall'alto di un'ipotetica correttezza.
Sei tu: imperfetta, nuova, rotta, svuotata, ma in rinascita.
Sei tu: un bicchiere di dolcetto, una fetta di torta da dividere, l'amicizia sacra e i tarocchi.
E sei felice di tutto questo.
Sei felice, delle tue ombre e del tuo nuovo risplendere.
Felice nonostante la fatica.
Il bar è piccolo quanto basta, l'atmosfera intima. Il posto è uno di quei rari locali dove tutto sa ancora di autentico, dal bancone alle facce di chi ci sta dietro e servirti da bere.
Tra un Dolcetto e una crema di ceci passi la serata a chiacchierare, riflettere, scherzare e sospirare.
Ti trovi a dire grazie, non sai nemmeno tu a chi, per le amiche e gli amici che la vita ti ha regalato e a pensare che senza di loro saresti davvero persa.
Poi ti fai leggere le carte: un tentativo tra il serio e il faceto di mettere chiarezza nel casino della tua vita, di spiegare, anche se ti dici che non ci credi, di comprendere, di dare un'interpretazione alla confusione che riempie le tue giornate.
E incredibilmente succede che le carte hanno ragione.
Inspiegabilmente accade che quei tarocchi ti raccontano qualcosa di te che tu già sai, ti confermano quanto avevi bisogno di sentirti dire.
Eppure la persona che hai davanti non sa nulla di te, eppure hai pescato quelle carte a caso, eppure questa cosa dei tarocchi la stai facendo per gioco, eppure non ci hai mai creduto.
Eppure, eppure, eppure.
Eppure credevi che le cose fossero o bianche o nere, ma con il tempo hai capito che esistono miliardi di infinite sfumature e di situazioni intermedie che non si collocano né da una parte, né dall'altra.
Improvvisamente hai compreso che non esiste il giusto e lo sbagliato, che quando tutto era sì o no, era molto più semplice, perché non esisteva spazio per le incertezze, le variabili, le possibilità.
Eppure ora sei cresciuta e ogni cosa ha assunto un colore diverso, un valore nuovo, un'assenza di sicurezza, ma allo stesso tempo un nuovo senso fatto di nuovi punti di vista.
Eppure ora sei tu, davanti a quella nuova te che inizi a conoscere solo adesso.
Sei tu, ancora con i tuoi amici, il vero unico e certo rifugio, sei tu, senza il moralismo che ti era stato insegnato, quello che giudica dall'alto di un'ipotetica correttezza.
Sei tu: imperfetta, nuova, rotta, svuotata, ma in rinascita.
Sei tu: un bicchiere di dolcetto, una fetta di torta da dividere, l'amicizia sacra e i tarocchi.
E sei felice di tutto questo.
Sei felice, delle tue ombre e del tuo nuovo risplendere.
Felice nonostante la fatica.
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venerdì 3 febbraio 2017
Giorno tre: la mongolfiera.
Questa mattina andare al lavoro è stato particolarmente difficile: era venerdì e come ogni venerdì i bambini erano incontenibili, stremati, iperattivi, difficili da gestire.
Io anche.
Ad aggravare la situazione un'influenza latente da una settimana circa che ha deciso di esplodere in tutta la sua fastidiosa potenza proprio alle porte del fine settimana, facendomi, tra le altre cose, cancellare ben tre impegni a cui tenevo particolarmente.
Così mi ritrovo qui seduta con la mia tazza fumante di qualcosa che mi illudo possa aiutarmi a star meglio e se penso all'intento di questo mio spazio fatto di parole, mi viene subito in mente un piccolo meraviglioso regalo che ho trovato sulla cattedra a fine intervallo.
Adoro i disegni e le creazioni dei miei piccoletti: la loro capacità di giocare con la fantasia è un balsamo prezioso che mi ricorda l'importanza di proteggere la bambina che ancora porto dentro di me. In questo caso la sorpresa e l'entusiasmo salgono alle stelle per via del soggetto liberamente scelto dall'artista in questione.
Vi racconto: qualche tempo fa, a cena con un'amica, si discute di letture interessanti e finiamo a disquisire di legge dell'attrazione e affini. Mi racconta che in uno dei libri che aveva letto su questo dibattuto argomento, si consigliava al lettore di scegliere un "segno", un oggetto, un simbolo che fosse rappresentativo o importante per sé e che ogni volta che lo si fosse incontrato sul proprio cammino, significava che si stava andando nella direzione giusta. Bene, quella sera stessa scelgo la mongolfiera, istintivamente e senza pensarci troppo. Non ci crederete, ma da quel giorno mi è successo tantissime volte di imbattermi in foto, disegni, immagini televisive e via dicendo rappresentanti il mio segno. Lo so, obbietterete che è perché da quel momento ci ho fatto caso e forse è davvero così, tuttavia sono certa che converrete con me sul fatto che una mongolfiera non è proprio facile da rintracciare come, che so io, una Cinquecento bianca!
Insomma, sarò ingenua, ma mi piace crederci!
Mi piace da sempre mettere un po' di magia alle "finte casualità" della vita. Non ho mai creduto nel caso, quanto piuttosto nel fatto che qualcosa intorno a noi ci parli, ci mandi dei segnali e che stia a noi, attraverso la nostra personalissima grammatica sentimentale, interpretarli, dare un valore ed una collocazione a ogni singolo dettaglio.
Io anche.
Ad aggravare la situazione un'influenza latente da una settimana circa che ha deciso di esplodere in tutta la sua fastidiosa potenza proprio alle porte del fine settimana, facendomi, tra le altre cose, cancellare ben tre impegni a cui tenevo particolarmente.
Così mi ritrovo qui seduta con la mia tazza fumante di qualcosa che mi illudo possa aiutarmi a star meglio e se penso all'intento di questo mio spazio fatto di parole, mi viene subito in mente un piccolo meraviglioso regalo che ho trovato sulla cattedra a fine intervallo.
Adoro i disegni e le creazioni dei miei piccoletti: la loro capacità di giocare con la fantasia è un balsamo prezioso che mi ricorda l'importanza di proteggere la bambina che ancora porto dentro di me. In questo caso la sorpresa e l'entusiasmo salgono alle stelle per via del soggetto liberamente scelto dall'artista in questione.
Vi racconto: qualche tempo fa, a cena con un'amica, si discute di letture interessanti e finiamo a disquisire di legge dell'attrazione e affini. Mi racconta che in uno dei libri che aveva letto su questo dibattuto argomento, si consigliava al lettore di scegliere un "segno", un oggetto, un simbolo che fosse rappresentativo o importante per sé e che ogni volta che lo si fosse incontrato sul proprio cammino, significava che si stava andando nella direzione giusta. Bene, quella sera stessa scelgo la mongolfiera, istintivamente e senza pensarci troppo. Non ci crederete, ma da quel giorno mi è successo tantissime volte di imbattermi in foto, disegni, immagini televisive e via dicendo rappresentanti il mio segno. Lo so, obbietterete che è perché da quel momento ci ho fatto caso e forse è davvero così, tuttavia sono certa che converrete con me sul fatto che una mongolfiera non è proprio facile da rintracciare come, che so io, una Cinquecento bianca!
Insomma, sarò ingenua, ma mi piace crederci!
Mi piace da sempre mettere un po' di magia alle "finte casualità" della vita. Non ho mai creduto nel caso, quanto piuttosto nel fatto che qualcosa intorno a noi ci parli, ci mandi dei segnali e che stia a noi, attraverso la nostra personalissima grammatica sentimentale, interpretarli, dare un valore ed una collocazione a ogni singolo dettaglio.
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