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sabato 4 marzo 2017

Giorno trentadue: Saturday night fever.

Il sabato sera, si sa, bisogna uscire.
Altrimenti si è vecchi.
Altrimenti la settimana non ha senso.

Bene: sarò vecchie e la mia settimana non avrà senso per la maggior parte delle persone, ma questo sabato sera tra tisane, chiacchiere e la compagnia di un'amica prima e di un buon libro, dopo, mi sembrano il modo migliore per chiudere questa giornata di (in ordine sparso):  film mancati (alla biglietteria del cinema siamo state derubate degli ultimi due posti disponibili da una coppia borghese sulla sessantina), lunghe camminate in un centro troppo affollato, caffè americani tra gatti stufi di farsi accarezzare dagli avventori e paste di Meliga avvolte in carta blu scintillante, tempi dilatati a perdersi tra gli scaffali di una delle mie librerie preferite alla ricerca di risposte, che chissà perché, uno crede che arriveranno proprio da quei volumi, nuovi gusti di gelato da assaggiare ancora un po' infreddoliti dalla giornata di nuovo semi autunnale.

E insomma questa sera c'era l'intenzione di uscire a bere qualcosa, ma la cosa, alla fine non è andata in porto e quindi perché non trasformare un cambio di programma in una piacevole sabato sera alternativo, che davvero più alternativo di così non si può?

Tra le mani questo nuovo libro di Mario Benedetti, autore che amo. Si intitola " Il diritto all'allegria". Dentro c'è spazio per tutto: mercati, guerre, piedi scalzi, uccelli, stupori. Dentro c'è tutta la luce di un autore che anche quando pensa in prosa, pronuncia poesia. Tra le pagine serpeggia il profumo della scrittura che incanta, la meraviglia di leggere qualcosa che riempie.
Trovare un libro che emozioni è sempre una magia che si ripete e più leggi, più vorresti leggere, più lo percorri, tra le parole nere di incommensurabile perfezione, più senti che dentro qualcosa in te sta lentamente cambiando, che ogni singola pagina ti lascerà diverso dalla persone che eri quando lo hai aperto per la prima volta, in quella libreria di passaggio che odora di partenze all'inizio dei binari, in quella stazione, un luogo dove ogni sguardo sa di transitorio, un luogo dove vorresti poter vivere per osservare i passanti che partono, gli abbracci del rincontro, le colazioni al bar consumate in fretta, la gente che si ferma a suonare il pianoforte in attesa del suo treno o di un attimo di notorietà.

Un libro è sempre una benedizione, è un viaggio dentro di noi, un passaggio a volte doloroso, a volte lieve in una dimensione altra che attraverso la parola ci avvicina alla struggente e confortante certezza di non essere soli.

"Abbiamo diritto all'allegria. A volte è fumo, nebbia o un cielo velato. Ma dietro questi contrattempi c'è lei, in attesa. Nell'anima c'è sempre una fessura a cui l'allegria si affaccia con le pupille vispe. E allora il cuore si fa più vivace, abbandona la quiete ed è quasi uccello."





lunedì 20 febbraio 2017

Giorno venti: una cena salvagente.

E così succede che certi giorni sembrino infiniti, ingarbugliati, insensati, superflui.

Succede che ci si riempia la giornata di miliardi di cose da fare pur di non pensare.
Succede che ci si obblighi a rispettare gli impegni presi, anche quando non se ne ha voglia.

E a volte questo può essere un bene, come questa sera.

Dopo il consueto appuntamento del lunedì sera con il teatro, una cena improvvisata, tutta al femminile, mi risolleva lo spirito come solo l'affetto e la vicinanza delle amiche sono in grado di fare.
Si parla sempre della competizione tra donne, dell'invidia, ma troppo spesso si ignora quanto la solidarietà, il sostengo e il calore che possono nascere tra donne siano una vera e propria salvezza.

Succede raramente, ma succede, che nelle amicizie, così come in amore, ci si senta affini a una persona sconosciuta che immediatamente -e senza un apparente motivo- ci appare a noi vicina.
Ecco, con le mie commensali è andata esattamente così sin dalla prima sera in cui ci siamo conosciute.
In fondo ogni legame è basato sul riconoscersi nell'altro e anche in questo caso, le sensazioni si sono confermate esatte.

Tra birra, risate, chiacchiere e dessert i pensieri peggiori affogano lentamente, evaporano come per magia.
Ci salutiamo pensando già a un prossimo sabato mattina tra mercati e colazioni al bar.

Così la serata che si prospettava una pesantissima appendice di una giornata già di suo piuttosto "complicata", prende inaspettatamente un'altra piega e mi ritrovo a sorridere mentre rientro in macchina per tornare a casa, grata al caso per avermi salvata con un' inaspettata cena salvagente!









domenica 12 febbraio 2017

Giorno dodici: Dolcetto e tarocchi.

E così succede che una domenica piovosa di febbraio, una domenica di quelle in cui la malinconia ti riempie e tu non sai come uscirne, decidi di fare qualcosa di diverso: chiami una delle tue migliori amiche e insieme andate a farvi un aperitivo tra risate e vino, lacrime e tarocchi.

Il bar è piccolo quanto basta, l'atmosfera intima. Il posto è uno di quei rari locali dove tutto sa ancora di autentico, dal bancone alle facce di chi ci sta dietro e servirti da bere.
Tra un Dolcetto e una crema di ceci passi la serata a chiacchierare, riflettere, scherzare e sospirare.
Ti trovi a dire grazie, non sai nemmeno tu a chi, per le amiche e gli amici che la vita ti ha regalato e a pensare che senza di loro saresti davvero persa.

Poi ti fai leggere le carte: un tentativo tra il serio e il faceto di mettere chiarezza nel casino della tua vita, di spiegare, anche se ti dici che non ci credi, di comprendere, di dare un'interpretazione alla confusione che riempie le tue giornate.

E incredibilmente succede che le carte hanno ragione.

Inspiegabilmente accade che quei tarocchi ti raccontano qualcosa di te che tu già sai, ti confermano quanto avevi bisogno di sentirti dire.
Eppure la persona che hai davanti non sa nulla di te, eppure hai pescato quelle carte a caso, eppure questa cosa dei tarocchi la stai facendo per gioco, eppure non ci hai mai creduto.

Eppure, eppure, eppure.

Eppure credevi che le cose fossero o bianche o nere, ma con il tempo hai capito che esistono miliardi di infinite sfumature e di situazioni intermedie che non si collocano né da una parte, né dall'altra.
Improvvisamente hai compreso che non esiste il giusto e lo sbagliato, che quando tutto era sì o no, era molto più semplice, perché non esisteva spazio per le incertezze, le variabili, le possibilità.
Eppure ora sei cresciuta e ogni cosa ha assunto un colore diverso, un valore nuovo, un'assenza di sicurezza, ma allo stesso tempo un nuovo senso fatto di nuovi punti di vista.

Eppure ora sei tu, davanti a quella nuova te che inizi a conoscere solo adesso.
Sei tu, ancora con i tuoi amici, il vero unico e certo rifugio, sei tu, senza il moralismo che ti era stato insegnato, quello che giudica dall'alto di un'ipotetica correttezza.
Sei tu: imperfetta, nuova, rotta, svuotata, ma in rinascita.

Sei tu: un bicchiere di dolcetto, una fetta di torta da dividere, l'amicizia sacra e i tarocchi.
E sei felice di tutto questo.
Sei felice, delle tue ombre e del tuo nuovo risplendere.
Felice nonostante la fatica.






domenica 5 febbraio 2017

Giorno cinque: le arance di Mamma.

Stare a casa malati ha un lato positivo: prima o poi qualcuno che ti vuole bene passa a trovarti!

E così, in questa Domenica uggiosa in cui fuori dalla finestra non ha smesso di gocciolare un attimo, mi sono goduta -in ordine sparso- il caldo di casa, un sonnellino coi miei gatti, il privilegio di leggere qualche pagina senza fretta, ma soprattutto una merenda con due donne importantissime della mia vita: mia mamma e una delle mie migliori amiche!

Arriva mamma con arance fresche e provviste di cibo come se stesse per scoppiare una guerra a breve.
Ci mettiamo a chiacchierare e decidiamo di preparare una crostata ai frutti di bosco e pinoli. Come ogni volta che lei entra in casa si inizia a lavorare, c'è sempre qualcosa da fare! Mi aiuta a stendere i panni manco fossi moribonda, dispensa consigli sul bucato e sulle pulizie, mi passa ricette. Non si ferma un istante.

Poco dopo ci raggiunge la terza donna e come sempre succede, quando ci si ritrova tra di noi scattano i pettegolezzi, le risate, la complicità. Incredibile come una semplice domenica pomeriggio che aveva tutta l'aria di essere noiosa possa trasformarsi in pochi istanti.

C'è il piacere dello stare rintanati mentre fuori piove, la sensazione di godersi il letargo invernale, la bellezza delle cose semplici che poi sono le più speciali, il gusto dello stare a perder tempo senza fretta.
Sono attimi comuni, eppure così rari.

Ecco, forse anche questo è un piccolo motivo per sentirsi felici oggi, essermi ricordata che la bellezza sta nelle cose semplici.




https://www.youtube.com/watch?v=7SESgcC8CGw