La mia città è straordinaria: probabilmente sentendosi stanca di quella vecchia storia per cui Torino è una città dove non accade mai nulla ha deciso di sfatare questo falso mito e lo fa soprattutto a Maggio, quando nel giro di un fine settimana condensa tutti gli eventi che nelle altre città si susseguono durante sei mesi.
Ecco allora che diventa davvero difficile riuscire a starle dietro.
Amo leggere, amo i libri, il teatro, la natura, lo yoga e la bici, amo l'aria aperta, camminare, ascoltare buona musica dal vivo.
Ma come posso fare a sperimentare, a vivermi tutto ciò se accade tutto in contemporanea?
Del dono dell'ubiquità, al momento, ne sono sprovvista.
Così mi tocca scegliere - cosa che in certi casi risulta davvero difficile!-
Come barcamenarsi tra Narrazioni Jazz, Salone del libro, letture tra gli scaffali delle migliori librerie indipendenti della città, nei cortili dei condomini, sui tram del centro, aperitivi in musica, lezioni di yoga tra boschetti e parchi, spettacoli di teatro del Fringe festival, camminare organizzate che attraversano la città in lungo e in largo passando dalla collina al fiume, ai monumenti del centro, godermi un giro letterario in bici sulle orme dei grandi scrittori che a Torino hanno vissuto e che ne hanno scritto nelle loro opere?
Come posso fare a non perdere nemmeno un grammo di tutta questa poesia?
Si sa: scegliere è rinunciare.
Ma rinunciare a qualcosa è anche valorizzare qualcos'altro.
E quindi passo il mio Sabato a girovagare tra gli stand del salone che quest'anno spegne trenta candeline in una straordinaria edizione speciale in cui l'orgoglio dell'evento più torinese che c'è brilla più che mai nel suo successo senza precedenti (alla faccia di chi ce lo voleva portar via)!
Bottino ricco anche questa volta: tra romanzi di autori poco conosciuti, libri di yoga per bambini per sperimentare in classe qualcosa di diverso, tshirt che mi parlano.
Mi fermo a gustarmi un paio di letture e ad ascoltare interessata incontri con gli autori.
Ogni anno è una magia, questa volta ancor di più!
L'idea è come al solito quella di tornare per una passeggiata più solitaria in un secondo momento e godermi il silenzio del salone che si svuota e si prepara a far le valigie, in quello strano momento di quiete dopo il delirio di voci, parole, suoni e pagine in cui le luci si spengono e già si sente la mancanza della festa che ogni anno si respira entrando al Lingotto.
Il giorno seguente mi allontano un po' dalla folla per immergermi in una giornata lenta in mezzo ai boschi ai margini della città.
I produttori hanno portato il loro cibo dalle cascine vicine, c'è aria di una domenica normale sotto il sole prematuro di un'estate inattesa, le bici, lo yoga sotto i quasi trenta gradi, troppe graminacee a rovinarmi la bellezza di tutto questo.
Ma faccio in tempo a gustarmi una birra fresca e a raccogliere spunti per i prossimi percorsi su due ruote, a rubare qualche scatto e a fare una lunga camminata sotto l'ombra di alti alberi ombrosi.
Anche quest'anno Maggio sa regalare momenti di grande ispirazione ed entusiasmo.
La mia Torino brilla sotto il suo miglior cielo, rendendomi orgogliosa di Lei!
Un post al giorno per un anno, per riscoprire insieme che ci sono almeno trecentosessantacinque motivi per cui essere felici. Esercizi di stupore quotidiano per non perdere la voglia di cercare ovunque la Bellezza delle piccole cose.
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domenica 21 maggio 2017
Giorno novantatré: un fine settimana di sei mesi.
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mercoledì 8 marzo 2017
Giorno trentasei: un paio di occhi blu.
È iniziato ufficialmente quel periodo dell'anno in cui devo fare uno sforzo sovrumano per controllare i miei istinti di spendacciona senza soldi.
Durante i cambi di stagione, soprattutto nel passaggio tra inverno e primavera, devo controllare l'insana tendenza a comprare più del solito. Parlo soprattutto di vestiti di cui non ho assolutamente bisogno, ma il cui acquisto accompagna puntualmente, come un irresistibile rituale superfluo, questo periodo dell'anno.
Sarà che in concomitanza con le temperature che si fanno più dolci e le giornate che tornano ad accendersi, dopo mesi di sciarpe, maglioni extra large e stivali, si risveglia prepotente il desiderio di alleggerirsi, di qualcosa di nuovo da indossare per dare il benvenuto a una nuova epoca. Sarà che dopo un lungo periodo in cui siamo stati rintanati sotto le coltri del letargo invernale c'è voglia di aria nuova, di sentirsi più femminili, di copiare le farfalle che con le loro ali leggere colorano i cieli di primavera.
Non saprei.
Ad ogni modo, quest'anno meno che mai posso dare sfogo alla mia malattia di cui, sarò sincera, mi vergogno anche un po'. Così, impossibilitata ad assecondare i miei pericolosissimi istinti decido di ripiegare su un piccolo autoregalo: un braccialetto che da qualche settimana mi strizza l'occhio dalla vetrina ogni volta che ci passo davanti.
Sono stata bravissima fin' ora, l'ho ignorato per ben tre mercoledì di seguito! Oggi, però, proprio non ci riesco e così, considerata la cifra irrisoria che si aggira ampiamente sotto i venti euro, decido di concedermi una pausa dal mio digiuno consumistico. Entro nel negozio e tentennante tra due braccialetti chiedo consiglio alla commessa. Alla fine mi convinco che il primo che avevo visto, quello che riporta la frase più significativa, vince. Lo faccio riporre in un bel sacchetto di stoffa trasparente con tanto di nastrino rosso -io, l'incubo dell'ignara commessa che si vede obbligata ad incartare acquisti che aprirò dopo qualche istante- e non appena uscita dal negozio lo indosso immediatamente.
Soddisfatta come una bambina m'incammino verso la giornata che mi attende.
Non so ancora che oggi succederà qualcosa di speciale, ma ho fiducia che qualcosa stia per accadere.
In effetti, qualche ora più tardi, mi ritrovo a parlare con una persona che conosco solo di vista, un collega con cui ci siamo incrociati un po' di volte, ma con il quale non ho mai avuto modo di scambiare nemmeno una parola.
Di per sé c'è ben poco di straordinario in questo avvenimento.
Ma mentre chiacchieriamo tranquillamente di lavoro, mi accorgo, per la prima volta da quasi un anno a questa parte, che al mondo può esistere anche un altro paio di occhi oltre a quello che ho reputato l'unico degno di interesse fino ad oggi.
Percepisco in un attimo, come in un'inattesa epifania, che al di là di ciò che perdiamo può esserci ancora dell'altro. Lo so, è un pensiero banale, eppure mentre la fine di una storia ci travolge e ci butta faccia a terra per l'ennesima volta ci pare di non vedere più altro se non ciò che non abbiamo più. Ogni volto intorno a noi perde di interesse, non esistono sorrisi come quello che amavamo, nessuno è degno delle nostre attenzioni, nulla richiama i nostri sensi.
Si è trattato solo di un istante, una frazione di secondo, ma da quegli occhi è stato come se si insinuasse una nuova luce a ricordarmi che qualcosa di bello può ancora attendermi al di là degli occhi che ho perso, oltre ciò che non c'è più, una luce nuova che sa di altre pagine bianche da iniziare.
E poco importa a chi appartenessero quegli occhi, perché di certo non sarà lui a riportarmi al mondo, ma quegli occhi blu, i primi occhi che mi sono concessa di guardare dopo il gelo di mesi, resteranno a lungo impressi dentro me come gli occhi capaci di sciogliere il mio freddo.
Durante i cambi di stagione, soprattutto nel passaggio tra inverno e primavera, devo controllare l'insana tendenza a comprare più del solito. Parlo soprattutto di vestiti di cui non ho assolutamente bisogno, ma il cui acquisto accompagna puntualmente, come un irresistibile rituale superfluo, questo periodo dell'anno.
Sarà che in concomitanza con le temperature che si fanno più dolci e le giornate che tornano ad accendersi, dopo mesi di sciarpe, maglioni extra large e stivali, si risveglia prepotente il desiderio di alleggerirsi, di qualcosa di nuovo da indossare per dare il benvenuto a una nuova epoca. Sarà che dopo un lungo periodo in cui siamo stati rintanati sotto le coltri del letargo invernale c'è voglia di aria nuova, di sentirsi più femminili, di copiare le farfalle che con le loro ali leggere colorano i cieli di primavera.
Non saprei.
Ad ogni modo, quest'anno meno che mai posso dare sfogo alla mia malattia di cui, sarò sincera, mi vergogno anche un po'. Così, impossibilitata ad assecondare i miei pericolosissimi istinti decido di ripiegare su un piccolo autoregalo: un braccialetto che da qualche settimana mi strizza l'occhio dalla vetrina ogni volta che ci passo davanti.
Sono stata bravissima fin' ora, l'ho ignorato per ben tre mercoledì di seguito! Oggi, però, proprio non ci riesco e così, considerata la cifra irrisoria che si aggira ampiamente sotto i venti euro, decido di concedermi una pausa dal mio digiuno consumistico. Entro nel negozio e tentennante tra due braccialetti chiedo consiglio alla commessa. Alla fine mi convinco che il primo che avevo visto, quello che riporta la frase più significativa, vince. Lo faccio riporre in un bel sacchetto di stoffa trasparente con tanto di nastrino rosso -io, l'incubo dell'ignara commessa che si vede obbligata ad incartare acquisti che aprirò dopo qualche istante- e non appena uscita dal negozio lo indosso immediatamente.
Soddisfatta come una bambina m'incammino verso la giornata che mi attende.
Non so ancora che oggi succederà qualcosa di speciale, ma ho fiducia che qualcosa stia per accadere.
In effetti, qualche ora più tardi, mi ritrovo a parlare con una persona che conosco solo di vista, un collega con cui ci siamo incrociati un po' di volte, ma con il quale non ho mai avuto modo di scambiare nemmeno una parola.
Di per sé c'è ben poco di straordinario in questo avvenimento.
Ma mentre chiacchieriamo tranquillamente di lavoro, mi accorgo, per la prima volta da quasi un anno a questa parte, che al mondo può esistere anche un altro paio di occhi oltre a quello che ho reputato l'unico degno di interesse fino ad oggi.
Percepisco in un attimo, come in un'inattesa epifania, che al di là di ciò che perdiamo può esserci ancora dell'altro. Lo so, è un pensiero banale, eppure mentre la fine di una storia ci travolge e ci butta faccia a terra per l'ennesima volta ci pare di non vedere più altro se non ciò che non abbiamo più. Ogni volto intorno a noi perde di interesse, non esistono sorrisi come quello che amavamo, nessuno è degno delle nostre attenzioni, nulla richiama i nostri sensi.
Si è trattato solo di un istante, una frazione di secondo, ma da quegli occhi è stato come se si insinuasse una nuova luce a ricordarmi che qualcosa di bello può ancora attendermi al di là degli occhi che ho perso, oltre ciò che non c'è più, una luce nuova che sa di altre pagine bianche da iniziare.
E poco importa a chi appartenessero quegli occhi, perché di certo non sarà lui a riportarmi al mondo, ma quegli occhi blu, i primi occhi che mi sono concessa di guardare dopo il gelo di mesi, resteranno a lungo impressi dentro me come gli occhi capaci di sciogliere il mio freddo.
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mercoledì 15 febbraio 2017
Giorno quindici: il cosmo ci parla.
Così capita che d'improvviso torni il sole.
Quando ormai non ci credi più, anzi, nemmeno ci pensi, spunta il cielo. L'aria inizia a profumare di primavera, torni a sentire la voglia di camminare, di uscire, di vivere più che mai.
E mentre te ne vai al lavoro, con la testa piena di pensieri e un inatteso buonumore che sa di Marzo prematuro, ti guardi intorno e ti ricordi che ci sono tantissimi motivi per sorridere.
Il più divertente è che noti una scritta che da un po' non vedevi più.
Eppure era sotto i tuoi occhi tutti i giorni, eppure era bella chiara, eppure parlava di te e a te.
Sì, parlava a te, soprattutto.
E quella casualità ti fa ricordare che forse te lo devi proprio tatuare da qualche parte, che magari, tutte le persone che ti dicono che sei straordinaria, in fondo vedono qualcosa in te che tu non vedi, qualcosa che esiste, qualcosa di bello che dovresti smettere di negare e in cui iniziare a credere.
Prometti a te stessa che non te ne scorderai mai più, vuoi farlo, sai che devi farlo.
Sai che le uniche promesse importanti sono quelle che facciamo a noi stessi, ti sei anche regalata un anello per non scordartelo. Quell'anello è lì, legato indissolubilmente al tuo dito ed ogni volta che lo vedi luccicare al sole con il suo colore pieno di vita e di imperfetta bellezza, è lì per ricordarti solo una cosa:
https://www.youtube.com/watch?v=cLJp-YJeuzc
Quando ormai non ci credi più, anzi, nemmeno ci pensi, spunta il cielo. L'aria inizia a profumare di primavera, torni a sentire la voglia di camminare, di uscire, di vivere più che mai.
E mentre te ne vai al lavoro, con la testa piena di pensieri e un inatteso buonumore che sa di Marzo prematuro, ti guardi intorno e ti ricordi che ci sono tantissimi motivi per sorridere.
Il più divertente è che noti una scritta che da un po' non vedevi più.
Eppure era sotto i tuoi occhi tutti i giorni, eppure era bella chiara, eppure parlava di te e a te.
Sì, parlava a te, soprattutto.
E quella casualità ti fa ricordare che forse te lo devi proprio tatuare da qualche parte, che magari, tutte le persone che ti dicono che sei straordinaria, in fondo vedono qualcosa in te che tu non vedi, qualcosa che esiste, qualcosa di bello che dovresti smettere di negare e in cui iniziare a credere.
Prometti a te stessa che non te ne scorderai mai più, vuoi farlo, sai che devi farlo.
Sai che le uniche promesse importanti sono quelle che facciamo a noi stessi, ti sei anche regalata un anello per non scordartelo. Quell'anello è lì, legato indissolubilmente al tuo dito ed ogni volta che lo vedi luccicare al sole con il suo colore pieno di vita e di imperfetta bellezza, è lì per ricordarti solo una cosa:
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